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I confess, I have lived | Confieso que he vivido (1974)

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I confess, I have lived | Confieso que he vivido (1974)
La vita del poeta Pablo Neruda attraverso ispirazioni poetiche, incontri e lotte politiche. Oltre ad essere una raccolta di memorie questo libro è una personale enciclopedia della letteratura del Novecento. LA POESIA | «Accadde in quell'età... La poesia venne a cercarmi. Non so da dove sia uscita, da inverno o fiume. Non so come né quando, no, non erano voci, non erano parole né silenzio, ma da una strada mi chiamava, dai rami della notte, bruscamente fra gli altri, fra violente fiamme o ritornando solo, era lì senza volto e mi toccava. Non sapevo che dire, la mia bocca non sapeva nominare, i miei occhi erano ciechi, e qualcosa batteva nel mio cuore, febbre o ali perdute, e mi feci da solo, decifrando quella bruciatura, e scrissi la prima riga incerta, vaga, senza corpo, pura sciocchezza, pura saggezza di chi non sa nulla, e vidi all'improvviso il cielo sgranato e aperto, pianeti, piantagioni palpitanti, ombra ferita, crivellata da frecce, fuoco e fiori, la notte travolgente, l'universo. Ed io, minimo essere, ebbro del grande vuoto costellato, a somiglianza, a immagine del mistero, mi sentii parte pura dell'abisso, ruotai con le stelle, il mio cuore si sparpagliò nel vento.»
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  • Temuco from the book "I confess, I have lived | Confieso que he vivido (1974)" by Pablo Neruda

    Temuco

    Temuco è la città dove il padre di Neruda aveva trovato lavoro come ferroviere e dove si era sposato per la seconda volta, con Trinidad Candia Marverde. Sarà la città d'infanzia del poeta che la descrive così: «Temuco è una città pioniera, una di quelle città senza passato, con botteghe di ferramenta. Gli indios non sanno leggere, e così le botteghe ostentano nelle strade i loro emblemi vistosi: un immenso saracco, una pentola gigantesca, un lucchetto ciclopico, un cucchiaio antartico.»

  • Bajo imperial from the book "I confess, I have lived | Confieso que he vivido (1974)" by Pablo Neruda

    Bajo imperial

    «Comincerò col dire, dei giorni e degli anni della mia infanzia, che il mio unico personaggio indimenticabile fu la pioggia.» Bajo imperial è la località estiva dove Pablo ha il suo grande primo impatto con l'oceano e la natura palpitante.

  • Santiago Chile from the book "I confess, I have lived | Confieso que he vivido (1974)" by Pablo Neruda

    Santiago Chile

    L'inizio dell'università coincide con l'approcciarsi a una nuova vita da studente a Santiago- capitale del paese. «Provvisto di un baule di latta, con l'indispensabile vestito nero del poeta, magrissimo e affilato come un coltello, salii sulla terza classe del treno notturno che impiegava un giorno e una notte interminabili ad arrivare a Santiago.»

  • Valparaiso from the book "I confess, I have lived | Confieso que he vivido (1974)" by Pablo Neruda

    Valparaiso

    Località vicina a Santiago, rappresenta il rifugio perfetto per il poeta. Un luogo atavico dove ritrovare il contatto con la natura e un'umanità desolata. «Valparaíso a volte si scuote come una balena ferita. Barcolla nell'aria, agonizza, muore e resuscita. Ogni cittadino, qui, porta dentro di sé un ricordo di terremoto. è un petalo di terrore che vive attaccato al cuore della città.»

  • Parigi from the book "I confess, I have lived | Confieso que he vivido (1974)" by Pablo Neruda

    Parigi

    La Ville Lumière è città di incontri importanti, di amicizie poetiche e primo approdo lontano dal continente d'origine. Neruda descrive il carattere multietnico e brulicante del quartiere di Montparnasse: «Scomparivamo fra la folla fumante di Montparnasse, fra argentini, brasiliani, cileni. I venezuelani, in quel tempo sepolti sotto il regno di Gòmez, non si sognavano ancora di fare la loro comparsa. E più in là i primi indiani con le loro tuniche. E la mia vicina di tavolo, con il suo serpentello arrotolato attorno al collo, che sorseggiava con maliconica lentezza un café crème. La nostra colonia sudamericana beveva cognac e ballava tanghi, cogliendo il minimo pretesto per scatenare qualche colossale rissa e fare a botte con mezzo mondo.»

  • Marsiglia from the book "I confess, I have lived | Confieso que he vivido (1974)" by Pablo Neruda

    Marsiglia

    Neruda subisce il fascino di Marsiglia, città di passaggio prima di approdare in Oriente, questo luogo gli fa immaginare e ripensare alla figura del poeta francese Arthur Rimbaud. «Marsiglia mi affascinò con il suo romanticismo commerciale e il Vieux Port alato di vele inquiete con una sua tenebrosa turbolenza.»

  • Shangai from the book "I confess, I have lived | Confieso que he vivido (1974)" by Pablo Neruda

    Shangai

    Comincia da qui il viaggio in Oriente del poeta cileno che scrive: «Le città di cattive reputazione attraggono come donne velenose. Shangai spalancava la sua bocca notturna per noi due, provinciali del mondo, passeggeri di terza classe con pochi soldi e con una curiosità triste. »

  • Yokohama from the book "I confess, I have lived | Confieso que he vivido (1974)" by Pablo Neruda

    Yokohama

    Le peripezie e le prime difficoltà nell'estremo Oriente sono raccontate dal poeta attraverso dettagli ed episodi particolari... «Arrivammo in Giappone. I soldi che aspettavamo, e che arrivavano dal Cile, dovevano già trovarsi al consolato. Intanto dovemmo prendere alloggio in una bettola di marinai, a Yokohama. Dormivamo su dei logori pagliericci. Si era rotto un vetro, nevicava, e il freddo ci penetrava fino all'anima.»

  • Singapore from the book "I confess, I have lived | Confieso que he vivido (1974)" by Pablo Neruda

    Singapore

    Prima di arrivare alla meta stabilita di Rangoon (Birmania) Neruda si ritrova bloccato a Singapore e per giunta senza più denaro per continuare il viaggio.. «Singapore. Ci credevamo vicinissimi a Rangoon. Amara delusione! Quella che sul mappamondo era la distanza di pochi millimetri si trasformò in un pauroso abisso. Ci aspettavano parecchi giorni di nave e, per di più, l'unica nave che faceva la traversata era partita per Rangoon il giorno precedente. Non avevamo di che pagare l'albergo né i biglietti.»

  • Birmania from the book "I confess, I have lived | Confieso que he vivido (1974)" by Pablo Neruda

    Birmania

    Incarico ufficiale di console onorario nel Sudest asiatico. «Dalla coperta della nave che arrivava a Rangoon, vidi spuntare il gigantesco imbuto d'oro della grande pagoda di Swei Dagon. Una folla di strani abiti dai colori accesi si accalcava sul molo. Lì, nel Golfo di Martaban, sfociava un fiume ampio e sudicio. Questo fiume ha il nome più bello fra tutti i fiumi del mondo: Irrawadhy. Accanto alle sue acque cominciava la mia nuova vita.»

  • Snake Temple, Penang from the book "I confess, I have lived | Confieso que he vivido (1974)" by Pablo Neruda

    Snake Temple, Penang

    «Odore di umidità. Profumo di frangipani. Quando entriamo nel tempio, nella penombra non vediamo niente. Un forte profumo d'incenso e, in un angolo, qualcosa si muove. E' un serpente che si distende. A poco a poco notiamo che ce ne sono altri. Poi osserviamo che sono forse dozzine. Più tardi, capiamo che ci sono centinaia o migliaia di serpenti. Ce ne sono di piccoli, attorcigliati ai candelabri, di scuri, metallici e sottili, e tutti sembrano sazi e addormentati. Infatti dovunque si vedono preziosi bacili di porcellana, alcuni traboccanti di latte, altri pieni di uova. I serpenti non ci guardano. Passiamo sfiorandoli per gli stretti labirinti del tempio, sono sulle nostre teste, penzolanti dall'architettura dorata, dormono sui muretti. si attorcigliano sugli altari.»

  • Cambogia from the book "I confess, I have lived | Confieso que he vivido (1974)" by Pablo Neruda

    Cambogia

    Per raggiungere Saigon da Penang, Neruda attraversa il Laos e la Cambogia a bordo di un autobus sgangherato. Un guasto in mezzo alla foresta regala al poeta- impaurito e solo- uno spettacolo inaspettato e indimenticabile. «A un tratto apparve un lume, poi un altro. La strada si riempì di lumi. Suonò un tamburo; scoppiarono le note stridenti della musica cambogiana. Flauti, tamburelli e torce riempirono la strada di luce e di suoni. [...] Per ore e ore, sotto quegli alberi che non mi minacciavano più, assistetti alle meravigliose danze rituali di una nobile e antica cultura e ascoltai, fino al sorgere del sole, la musica deliziosa che invadeva la strada.»

  • India from the book "I confess, I have lived | Confieso que he vivido (1974)" by Pablo Neruda

    India

    Un congresso in India permette al poeta cileno di conoscere Gandhi. «Gandhi: un volto fine da astutissima volpe; un uomo pratico; un politico simile ai nostri vecchi dirigenti cileni; maestro nei comitati, saggio nelle tattiche, infaticabile.»

  • Ceylon from the book "I confess, I have lived | Confieso que he vivido (1974)" by Pablo Neruda

    Ceylon

    Neruda viene trasferito a Ceylon (Sri Lanka), lascia la Birmania come un fuggiasco per non farsi seguire dalla compagna. A causa della gelosia dilagante e dell'aggressività di quest'ultima, il poeta decide di abbandonarla per sempre e non senza provare una grande sofferenza (da questa esperienza nascerà la famosa lirica 'Tango del vedovo'). L'arrivo a Ceylon è un trionfo di natura e di bellezza paesaggistica - Neruda in quel periodo vive un momento di vera e propria solitudine. «Me ne andai a vivere in un piccolo bungalow, da poco costruito nel sobborgo di Wellawatha, sul mare. Era una zona spopolata e le onde, inseguendosi, s'infrangevano contro la scogliera. Di notte cresceva la musica marina. Al mattino, il miracolo di quella natura appena lavata mi sbalordiva.»

  • JAKARTA from the book "I confess, I have lived | Confieso que he vivido (1974)" by Pablo Neruda

    JAKARTA

    Neruda viene nuovamente spostato dal consolato e si dirige prima a Singapore e poi a Batavia (oggi Giacarta) in Indonesia; il poeta è costretto ad affrontare un altro periodo di solitudine profonda. «La via in cui si trovava la mia nuova casa a Batavia si chiamava Probolingo. La casa era composta da una sala, una camera da letto, una cucina, un bagno. Non ebbi mai automobile, ma avevo però un garage che rimase sempre vuoto. Lo spazio mi cresceva in quella casa minuscola. Presi una cuoca giavanese, una vecchia contadina, schietta e simpatica. Un boy, lui pure giavanese, serviva a tavola e mi lavava i vestiti. Lì terminai Residencia en la Tierra. La mia solitudine raddoppiò. Pensai di sposarmi.»

  • Buenos Aires from the book "I confess, I have lived | Confieso que he vivido (1974)" by Pablo Neruda

    Buenos Aires

    Nel 1933 Neruda viene nominato console a Buenos Aires, nello stesso anno conosce Federico García Lorca, poeta spagnolo. La loro amicizia è immediata e profonda. Pablo descrive così il suo compagno di versi: « García Lorca camminava davanti a noi e non smetteva di ridere e di parlare. Era felice. Era il suo modo di essere. La felicità era la sua pelle.»

  • BARCELLONA from the book "I confess, I have lived | Confieso que he vivido (1974)" by Pablo Neruda

    BARCELLONA

    Il soggiorno argentino è breve, Neruda viene trasferito l'anno seguente a Barcellona.

  • Madrid from the book "I confess, I have lived | Confieso que he vivido (1974)" by Pablo Neruda

    Madrid

    Spostasi rapidamente nella capitale spagnola, Neruda entra a far parte della cerchia di poeti tra cui molti amici di Lorca e Alberti. E' questo un periodo molto felice e intenso per quanto riguarda la condivisione poetica e artistica. «Quella Madrid! Ce ne andavamo con Maruja Mallo, la pittrice gallega, per quartieri popolari cercando le case dove vendono sparto e stuoie, cercando le strade dei bottai, dei cordai, di tutte le materie secche della Spagna, materie che intrecciano e torcono il suo cuore. La Spagna è secca e pietrosa, e il sole la colpisce verticale facendo scaturire le scintille dalla pianura, costruendo castelli di luce con il polverone. Gli unici veri fiumi di Spagna sono i suoi poeti: Quevedo, con le sue acque verdi e profonde, dalla schiuma nera; Calderón, con le sue sillabe che cantano; i cristallini Argensola; Góngora, fiume di rubini.» L'anno 1936 porta un grave lutto: l'assassinio dell'amico Federico Garcia Lorca.

  • PARIGI from the book "I confess, I have lived | Confieso que he vivido (1974)" by Pablo Neruda

    PARIGI

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