Manganelli si dirige nel punto più meridionale della penisola indiana che si presenta diversamente dall'immaginario descritto nei libri di geografia. «Bella è la strada per il Capo Comorin, ma il Capo è, un'altra volta, un baraccone; gitanti, banchetti di cibi, file di suore biancovestite, barche, venditori ambulanti: l'ombelico del mondo è festoso. Il mare è calmo, al largo appaiono le due isole; sulla maggiore, un brutto edificio un po' paceliano commemora la meditazione di Vivekananda.»