Bombay - come veniva chiamata al tempo di Manganelli- è la prima tappa del viaggio in India. Dall'aeroporto lo scrittore ci descrive il tragitto e le prime immagini per giungere all'ingresso della città, alla cosiddetta 'Porta delle Indie'. «entrare a Bombay provenendo dall’aeroporto da’ la sensazione di conoscere un qualche grande corpo penetrandolo dallo sfintere: giacché non v'è dubbio che il lungo itinerario mi porterà al centro di Bombay, che si trova in periferia, ha attinenza con l'ano e le pudende della città. Si passa attraverso una doppia o tripla fila di casupole messe insieme con pezzi di lamiera, legni, tele; ma casupole non sono: piuttosto tane mobili, covili erratici; su una serie di questi posatoi qualcuno ha con bizzarra ilarità dipinto dei festosi sintomi religiosi. Il tassì passa attarverso questi luoghi umani, ignorato, come attraverso un muro di pazienza secolare: una pazienza piagata e non avvillita. La sensazione che provocano le casupole infime, sudice, infette, barcollanti tra rigagnoli e immondizie, è stranamente liberatrice: non c’è alcun tentativo di velare, di nascondere, di eludere la fondamentale sporcizia dell’esistere, la sua qualità escrementizia e torbida, viene vissuta con pacatezza; io vengo da un continente di gabinetti candidi, e mi trovo lanciato nel cuore di un mondo che non paventa di sfoggiare i propri escrementi.»
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